Domande

1) Sei soggetta a cambiamenti d’umore frequenti. Ti consideri volubile? Ti hanno mai dato della "Lunatica"?
Il mio umore non cambia. Non mi considero affatto volubile. Mi hanno dato della "pazza" un paio di volte, ma non "lunatica", perché non è il mio umore a cambiare, è il mio atteggiamento. Non sono una persona che pensa troppo a quale comportamento adottare, semmai seguo semplicemente il cuore, o quello che provo verso le altre persone, quello che voglio comunicare. Non nascondo di esser riuscita a confondere parecchia gente, sono riuscita anche a farmi odiare da alcuni. Ovviamente la scelta di far cessare il loro odio sta solo alla mia volontà, non certo alla loro. Forse sono un po’ manipolatrice, e se non lo sono, lo vorrei essere. Forse riesco ad essere me stessa solo con le persone per cui provo più affetto, infatti con loro non muto atteggiamento.
 
2) Rimandi al domani quello che puoi fare oggi?
Sempre, e non mi vergogno a dirlo. Quando non faccio così soffro sempre tantissimo nel fare le cose. Credo di essere tendenzialmente cicala chiusa nel corpo di una formica, e il risultato è che non mi godo l’attimo e non mi godo nemmeno l’inverno coi frutti del mio lavoro, anche perché essi terminano troppo presto. Ma è la vita che mi sono scelta, lungi da me lamentarmi, se ciò potrà permettermi un riconoscimento dopo la mia morte. C’è chi nasce per studiare e chi per essere studiato. [trovato nel blog della Santacroce]
 
3) Quali sono i ricordi più vividi della tua infanzia?
Ho avuto un’infanzia? Forse sì, forse quando non ero in grado di svolgere quel che la razionalità mi comandava. Un’adulta nel corpo di una bambina, nei sogni di una bambina, nella superficialità di una bambina. Una bambina che gioca con le bambole e che intanto pensa a quanto è fragile la vita umana, e alla coscienza propria di vita che la rende ignorante di quella altrui. Esattamente come ora, le turbe di un’adolescente che non mi permettono di focalizzare la realtà. Quando mai ci riuscirò? I ricordi più vividi sono i giocattoli a Natale, i miei tre mesi all’asilo, incubi da cui si usciva in un bruco enorme giallo, la scuola dell’Obbligo, dove appunto mi obbligavano a sottostare a rigidissime regole. Fin da piccola ero priva di ogni, non dico pudore, ma perbenismo, di regole già scritte. Per esempio, non ho mai capito il perché non si possa parlare in classe come si parla per strada. Oppure, perché non potevo riferire ad una maestra una battuta che mi aveva fatto ridere come una matta, senza far calare un silenzio pesante e guadagnarmi un’occhiataccia? Perché non potevo urlare alla maestra quando lei urlava con me? Perché non potevo gridare CRETINO al mio compagno, quando erano loro stesse a gridargli CRETINO? Ciò mi sconcertava, e sì che sono stata educata, ma secondo le leggi della ragione, non quelle delle rigide formalità.
 
4) Ti hanno mai dato della perversa? Perchè? Sei d’accordo con questo?
Mi hanno dato della depravata, per aver disegnato dei vestiti da donna da far mettere ad un maschio. Per quanto mi riguarda, sono d’accordissimo. La depravazione inizia quando finisce la normalità soggettiva di ognuno. Per me il vestire con abiti femminili gli uomini (specie se giapponesi) è normalità. Per me non è normale prendere otto per aver imparato la lezione a memoria senza aver capito un cazzo. Grazie, mi prendo il mio sette e mi vanto di ricordarmi le lezioni degli anni scorsi. Per gli altri far ciò è normale, mentre non è normale vedere (o mio dio i miei occhi!) due donne o due uomini che si baciano. A ciascuno il suo.
 
5) Ti è mai capitato di picchiare o essere picchiata?
Come direbbe Wilde: posso capire la forza bruta, ma non la ragione bruta!- In effetti mi sono trovata in entrambe le situazioni senza averle programmate. Ho picchiato, sì, ma finivo per prenderle. Ora è da tempo che non picchio più. Sì, sono stata picchiata, la cosa triste è che tutte le volte che è successo è stato senza aver provocato con le mani e oltretutto da maschi, anche più di uno. Sono stata accerchiata da cinque ragazzi alle medie. Le ho prese anche alle superiori, certo di meno, ma anche lì non manca la violenza. Se ci penso mi viene un po’ da piangere, ma non per il dolore o per chi mi ha picchiata, ma per il fatto che, per esempio, nel mondo dei cani, un cane maschio si fa mordere a sangue da un cane femmina senza reagire. E se penso che io provoco a parole, e poco a fatti, e a come reagisce l’altro sesso, mi vergogno di essere umana. Dico sul serio.
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Informazioni su Artemis

Vent'anni circa, sarda, studia giapponese a Bologna. Coltiva parecchi hobbies, fra cui il disegno, i manga, gli anime, la scrittura e la cucina. Il suo sogno è andare in Giappone.
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